ESPERIENZE SOCIALI E DI MOBILITAZIONE E TEMATICHE APERTE
Dott. Silvia Cerri
Il 1999 è un anno di profondo cambiamento nell’esperienza di solidarietà tra cittadini della provincia di Lucca e cittadini migranti. Tutto nasce dalla vicenda dei rumeni che, scappati dalle terre dell’est Europa alla ricerca di una vita migliore, sono arrivati a Lucca con l’intera famiglia andandosi a collocare nello spazio tra il campo Coni e il cimitero. Nessun permesso di soggiorno in mano che rendesse regolare la loro permanenze in Italia; nel loro futuro quindi il rimpatrio forzato. Si sviluppò una grande mobilitazione di CGIL, ARCI, Ceis, Caritas, Mani tese e altre associazioni e nacque un progetto con il sostegno della Provincia e della Regione Toscana. La mobilitazione sfociò in uno sciopero della fame di sette giorni e all’occupazione della Chiesa di S. Michele e si concluse con il rilascio del tanto agognato permesso di soggiorno per lavoro.
Da qui sono nate tante esperienze e progetti legati alle problematiche dell’immigrazione fra cui laRete Accoglienza Migranti ( un progetto di sportelli e operatori finanziato dalla Provincia con i fondi della Comunità europea e gestito da Proteo, Arci ed in seguito Consorzio Sirio e altre associazioni e il sostegno giuridico dell’avv. T. Pedonese ) con l’obiettivo di tutelare e sostenere i diritti costituzionali dei migranti come cittadini partendo dal diritto al lavoro, alla tutela sindacale, alla casa, alla risoluzione di quei problemi burocratici spesso legati a quel permesso di soggiorno così difficile da ottenere, ma soprattutto da mantenere.
Le esperienze nate sono state tante altre e si sono consolidati tutta una serie di progetti a favore dei cittadini migranti: le mense della Caritas come primo momento di accoglienza, punti di ascolto, il GVAI con l’Agenzia casa, che ha cercato di dare una soluzione al problema centrale dei cittadini migranti, ma anche italiani, e cioè la CASA. Un progetto gestito in collaborazione con i comuni che però, vista la portata della problematica, non ha potuto dare una risposta a tutti coloro che ne avevano bisogno. Dal 2001 è attivo un progetto per richiedenti asilo e rifugiati, iniziativa gestita dall’Anci, in particolare dai comuni di Gallicano, Castelnuovo G., Borgo a Mozzano, Capannori e dalla Provincia di Lucca: il progetto prevede l’accoglienza e la tutela dei migranti in possesso di permesso di soggiorno per richiesta asilo e rifugiati.
Anche altri sindacati hanno poi dato vita a progetti per la tutela dei migranti vedi l’Anolf della CISL e così hanno fatto i comuni in collaborazione con le associazioni, vedi il comune di Capannori o di Viareggio con il Consorzio Sirio – extraordinaire, il Ghibli in Media Valle, ma anche i migranti stessi si sono uniti in associazioni come AIMAC e Marocco Insieme ecc..
Nasce quindi a Lucca una realtà nuova che possiamo definire Rete dei Diritti dei Migranti (composta da Aimac, Arci, Ceis, Cisl, Cgil, Ghibli, Mani Tese, Marocco Insieme, Progetto Ulisse, Crea Extraordinaire, Cittadinanzattiva ecc.)
Nel 2004 Nasce l’Associazione di Mutuo Soccorso “A. Macchia” (promossa da Arci, Aimac, Ceis, Cgil, Cisl, Cittadinanzattiva, Ghibli, Mani Tese, Marocco Insieme, Movimento Shlaom, progetto Ulisse) con l’obiettivo di costruire una comunità solidale e consapevole tra cittadini italiani e migranti basata sul reciproco rispetto e sul reciproco aiuto; aiutare economicamente le persone sia italiane che immigrate in difficoltà, sostenere, anche economicamente, progetti personali o di gruppo, di crescita culturale e professionale, contribuire alle spese di sostegno, alla mobilitazione e alla lotta dei soggetti più deboli e svantaggiati. Un’esperienza piena di significato che però ha incontrato oggi alcune difficoltà sul piano economico e organizzativo ed è in fase di riprogettazione. Sempre nel 2004 ci troviamo di fronte al caso Salah e della sua famiglia, dove, a seguito del diritto negato di vedersi rinnovare il permesso di soggiorno e addirittura davanti ad un decreto di espulsione inaccettabile, è iniziata una grande mobilitazione che ha coinvolto gran parte delle associazioni e dei sindacati e singole persone che in segno di solidarietà hanno cominciato dopo 2 anni di lotta una sciopero della fame che ha coinvolto circa venti persone fino a 16 giorni a fianco della famiglia Chfouka. Una battaglia che alla fine si è conclusa positivamente grazie alla Sentenza del tribunale per i Minorenni di Firenze, che ha concesso il permesso di soggiorno per tre anni a tutto il nucleo familiare. Soluzione positiva con problemi che rimangono aperti per il futuro. Non sempre ma spesso in questi anni ci siamo scontrati con un atteggiamento burocratico e autoreferenziale della Questura, sul merito dei problemi, anche a seconda dei dirigenti e delle loro interpretazioni. Ci auguriamo che prevalga da ora in poi un dialogo costruttivo.
Tutti questi episodi hanno data vita ad una vertenza sociale territoriale allargata a diverse tematiche direttamente collegate con il mondo dell’immigrazione:
- Una vertenza per ridurre i tempi di attesa dei permessi di soggiorno e per sbrogliare le maglie della burocrazia italiana;
- Per rivendicare progetti mirati di formazione e inserimento al lavoro soprattutto per le fasce deboli (gli over 40, le persone senza professionalità o con alti titoli di studio non riconosciuti);
- Per la realizzazione di una fondazione casa, come previsto dall’accordo con la provincia risalente al 2002, che aveva l’obiettivo di garantire case a prezzi di affitto calmierati ai soggetti svantaggiati, sia migranti che italiani;
- Per avere mediatori culturali nelle scuole;
- Per avere spazi sociali aperti;
- Per la conquista dei diritti politici (elettorato attivo e passivo) e i diritti di cittadinanza.
Nasce nel 2005 un protocollo d’intesa tra Prefettura, Questura, Provincia di Lucca, Comune di Capannori, e Rete dei diritti dei Migranti per trovare una soluzione positiva ai problemi dei cittadini migranti e un’intesa sulle linee guida da tenere. Si discusse, mettendo per iscritto, di tempi di attesa e della necessaria riduzione degli stessi, di trasparenza delle pratiche burocratiche, di miglioramento delle condizioni dei migranti e dei rapporti con la questura. Purtroppo il protocollo è rimasto in alcune parti disatteso, soprattutto sulla questione della riduzione dei tempi per il rilascio dei permessi di soggiorni. Una questione che ha trovato però una risoluzione in senso positivo con il nuovo dirigente dell’ufficio immigrazione che è riuscito in poco tempo a rilasciare i permessi in 30 e poi 20 giorni, come indica la legge sull’immigrazione e che quindi ci ha dimostrato che ciò che chiedevamo era possibile e che era sufficiente la volontà di farlo.
Ma quando questo problema dei tempi a Lucca era stato risolto è partita, alla fine dell’anno 2006, l’esperienza delle poste con i suoi 70 euro a rinnovo di permesso e ad oggi, ci risulta, nemmeno un permesso di soggiorno magnetico rilasciato. Ciò ha creato disagio soprattutto per coloro che chiedono il primo permesso perché non beneficiano della direttiva di governo sulla equipollenza della ricevuta di rinnovo e il permesso originale. Ma non solo; la procedura si è triplicata perché i migranti si devono recare prima alla posta per il ritiro del modulo, farlo compilare o da un patronato o da una terza persona, riportare il tutto alle poste, andare in Questura quando saranno chiamati per portare le foto, i documenti in originale e per le impronte digitali, aspettare che il permesso di soggiorno magnetico sia pronto per poi tornare di nuovo in questura per ritirarlo. Questa è la procedura regolare, ma se il modulo si discosta nella compilazione dal modello informatico o se mancano documenti l’immigrato dovrà, prima di recarsi alle questura, inviare la documentazione mancante di nuovo a mezzo posta destinandola al centro servizi. La cosa più assurda che sta succedendo è che spesso vengono richiesti documenti che non sono mai stati necessari per il rinnovo del permesso e che bloccano ugualmente l’iter della pratica.
Abbiamo chiesto e chiediamo pertanto un intervento tempestivo per la risoluzione del problema e chiediamo di nuovo il passaggio di competenza dalla poste agli enti locali con l’ausilio di associazioni e sindacati.
CONCLUSIONI
Arrivati a questo punto la Rete dei Diritti dei Migranti si impegnerà a riprendere in mano la vertenza su queste tematiche non ancora risolte sia per i lavoratori migranti che italiani.
Il caso Salah è stato risolto solo parzialmente, è stata vinta una battaglia ma adesso bisogna chiedere il cambiamento delle legge in modo che i permessi, rilasciati sulla base dell’art 31 del Testo Unico dell’Immigrazione vigente, vengano rinnovati in permessi per lavoro. Ma non solo questo, bisogna tornare a chiedere la soppressione dei CPT e di tutti i centri che hanno i connotati del carcere, chiedere l’emersione del lavoro nero prevedendo un permesso ad hoc per coloro che denunciato la loro situazione di irregolarità nel lavoro o per coloro che lo fanno insieme al proprio datore di lavoro. La legge sull’immigrazione va di nuovo costruita e sostituita alla vigente Bossi-Fini.
Bisogna poi rimettersi a lavorare sull’emergenza casa riprendendo la discussione sulla fondazione casa che è stata creata sulla carta ma che non è ancora attiva
Dobbiamo ridiscutere sui tempi di attesa, sui nuovi sistemi macchinosi delle poste, sul miglioramento della burocrazia italiana.
Continuare a chiedere progetti di formazione e reinserimento lavorativo guidato per gli immigrati della fascia debole (donne senza professionalità o anche con alte qualifiche che non riescono a farsi riconoscere il proprio titolo di studio a cause del sistema macchinoso italiano relativo ai riconoscimento e equipollenza dei titoli di studio o delle qualifiche, o persone over 40 che difficilmente riescono a reinserirsi nel mondo del lavoro). Una prima esperienza è stata già fatta in Provincia di Lucca con i cittadini migranti e cioè il Progetto Work Experience che grazie alla collaborazione tra Agenzia Formativa Proteo, Crea Impresa, associazioni di categoria e Provincia hanno dato la possibilità ad alcuni cittadini migranti, in difficoltà di inserimento, o a donne che volevano cambiare il tipo di lavoro, di inserirsi nel mondo del lavoro, attraverso uno stage che prevedeva un contributo di 1000 €. Questa esperienza deve essere quindi ripetuta, rafforzata e prevista anche per gli italiani nelle stesse difficoltà di lavoro.
E’ necessario poi riprendere il Protocollo d’intesa con la questura per aggiornarlo e applicarlo.
Infine affrontare il tema del diritto di voto attivo e passivo, partendo (ma non limitandosi a questo) dal voto amministrativo che nello schema di Disegno di Legge Delega, varato dal governo il 19 gennaio, conferirà agli enti locali il potere di decidere sul diritto di voto.
Siamo passati in quindici anni dalla presenza di circa tremila migranti a oltre ventimila: occorre una politica complessiva delle Istituzioni locali con politiche non solo di accoglienza ma di cittadinanza, dal lavoro, alla casa, dal voto agli spazi sociali. Occorre che le amministrazioni locali promuovano anche interventi di sensibilizzazione sociale contro il razzismo strisciante e contro quello apertamente dichiarato, che costituiscono il motore di ogni forma di discriminazione e l’alibi per ogni manifestazione di intolleranza.
Per ogni questioni ci aspettiamo risposte costruttive e piena collaborazione dagli enti locali perché solo attraverso l’unione delle forze è possibile realizzare un progetto di convivenza e di interazione tra culture e sensibilità differenti, ricordandoci sempre che non bisogna annientare le differenze ma riconoscerle e apprezzarle sapendo che l’incontro tra popoli differenti, può creare ricchezze e non necessariamente scontro come la cultura del potere, che si serve dei media, ci vorrebbe invece far credere.