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domenica, 30 luglio 2006
Comico!
La Padania: la lega d'accordo con la posizione di Salah Chfouka sulla formazione degli imam in italia.

Immigrazione 3

Ora i musulmani “progressisti” danno ragione alla Lega: devono conoscere la nostra realtà
«Gli imam vengano formati qui in Italia»
 
silvio calzolari
Formare gli imam in Italia: è questa la proposta presentata nel corso di un convegno organizzato dall'Associazione culturale Carlo Cattaneo di Pordenone, presieduta da Davide Scaglia. Fatto interessante è che la proposta, già portata avanti da alcuni parlamentari della Lega Nord, viene rilanciata ora da un gruppo di studiosi che si definiscono “musulmani progressisti”: Salah Chfouka, rappresentante legale dell’Associazione Italia-Marocco e Yassine Belkassem, vicepresidente della Confederazione marocchini d’Italia (CMI).
Secondo quanto emerso all'incontro, gli imam che svolgono la loro opera in Italia non dovrebbero essere formati nei Paesi musulmani e non dovrebbero nemmeno essere scelti fra gli inviati ufficiali dei Paesi islamici. Sarebbe opportuno che avessero una serie di requisiti stabiliti e accertati dalle autorità competenti italiane: ottima conoscenza della nostra lingua (dato che le diverse comunità comunicano tra loro non in arabo bensì in italiano), una solida formazione teologica (non solo islamica, ma anche cristiana) e una buona conoscenza dei problemi socio-politici e religiosi europei. I sermoni dovrebbero essere tenuti in italiano, rispettando comunque la lingua araba per la preghiera rituale.
Il governo italiano, dopo aver stipulato delle convenzioni con le comunità più rappresentative degli immigrati presenti nel nostro Paese (Marocco, Algeria, Libia, Tunisia, Bangladesh e Pakistan), con il contributo di ambasciate e consolati, potrebbe così fondare degli Istituti o Centri di “formazione professionale” per gli imam. Tutto si svolgerebbe alla luce del sole, in maniera trasparente; ogni connessione tra politica e religione sarebbe evitata, e gli imam così formati potrebbero in questo modo diventare una componente dinamica della società civile in evoluzione.
Ma chi sono gli imam? Qual è esattamente il loro compito? Nell’Islam sunnita non esistono istituzioni paragonabili alla Chiesa Cattolica, gerarchie ecclesiastiche, concili, sacramenti e voti irrinunciabili. Non ci sono preti, vescovi e cardinali. La fede è un rapporto diretto tra l’uomo e Allah; i principi divini sono contenuti nel Corano e perpetuati dagli Hadhit (i Detti attribuiti al Profeta) e non sono dogmatizzati da una autorità assoluta. Esistono, però, dei personaggi che, per fede e per cultura in materia di Legge islamica, sono considerati dei veri e propri esperti: sono i giureconsulti (muftì, o faqih) che forniscono pareri giuridici chiamati fatwa su problemi pratici di difficile soluzione. Si distinguono dai qadi, i giudici che esercitano la professione pubblica come incaricati dall’autorità costituita per fare regnare sulla Comunità (umma) l’ordine conforme ai dettami della Shari’a (la Legge sacra).
Per quanto concerne la religione, nel senso più vero, l’incarico di imam, quello di condurre la preghiera del venerdì in moschea, può essere conferito a qualsiasi uomo adulto purché considerato idoneo dalla comunità dei fedeli. Un tempo gli imam erano studiosi in scienze religiose (Ulama) che avevano frequentato prestigiose università come quella di al-Azhar, al Cairo, o la Qarawiyyin, a Fes, in Marocco.
Nel Corano, il termine Imam appare spesso come “modello ideale”, “segno”, figura archetipica e la storia dell'Islam ci insegna quanto potesse essere fragile il suo potere: a lui si doveva obbedienza (ta’a) e rispetto solo se dimostrava di essere giusto (’adil), equo e dotato di senso morale. Solo la lontananza o la vicinanza dal divino potevano sconfessare o legittimare l’autorità di un imam.
La parola imam deriva da una radice (’-mm) che significa “mettersi davanti”, “camminare innanzi”, “guidare”. Di conseguenza chi è seduto innanzi agli altri in una moschea e si volge per primo in direzione della Mecca durante la preghiera è chiamato imam.
[Data pubblicazione: 13/05/2006]
postato da: laura56 alle ore 21:56 | Link | commenti
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domenica, 23 luglio 2006
Immigrazione 2

Messaggio del signor Mario Ciancarella a me e al mio amico Alessio Ciacci.

Ancora una
volta la attesa di giustizia di Salah e dei suoi familiari,
seguendo
pacifiche vie di rivendicazione dei Diritti Fondamentali, sono
state
tradite.

Il Magistrato ha infatti respinto il ricorso di Ymane
accettando tutte le rinnovate tesi della questura sulla sua presunta
"clandestinita' insanabile". Dopo aver preteso per due anni che Salah
fuoriuscisse dall'Italia per richiedere un nuovo eventuale permesso di
soggiorno, nonostante le sentenze del Tribunale dei Minori, oggi gli
apparati si scagliano contro la figliola piu' debole, perche' ormai
maggiorenne, ma senza il benche' minimo rispetto del nostro concetto
democratico di Diritto Positivo.

Sarebbe necessario tornare a
mobilitarsi per far sentire al nuovo Governo la nostra consapevolezza
che, se si vogliono creare forzosamente condizioni che inducano anche i
tipi piu' pacifici come Salah alla violenza, derivante dalla sfiducia
nelle nostre Istituzioni, allora la Questura di Lucca e' esemplare in
simili progetti di devianza.

Si raccomandano al Sindaco personaggi
inseguiti da indagini internazionali su sospetti traffici illeciti
(forse solo perche' carichi di soldi?) e si perseguitano tacciandoli
di
"pericolosita' sociale" coloro che da sempre si sono impegnati per
una
immigrazione che si svolgesse nei canali della assoluta legalita'.

La
vera "pericolosita' sociale", oggi a Lucca e' rappresentata solo
da
quei funzionari che calpestano ogni piu' elementare norma di
rispetto
della Dignita' delle Persone contraddicendo apertamente la
Verita' dei
fatti e delle circostanze.

Valuta se merita far
conoscere.

Mario 
postato da: laura56 alle ore 10:39 | Link | commenti
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domenica, 23 luglio 2006

Immigrazione 1


Proteste per la decisione contro il punto di riferimento di molti immigrati

Espulso mentre chiede il permesso



  LUCCA. Gli è arrivato il provvedimento di espulsione proprio mentre si è presentato alla questura per rinnovare il permesso di soggiorno. E’ successo ieri mattina a Salah Chfouka, marocchino, da 14 anni a Lucca. Chfouka è un punto di riferimento per molti immigrati a cui dà una mano per traduzione di documenti e assistenza per le pratiche. Fondatore dell’Aimac (Associazione Italia Marocco per l’amicizia e la cooperazione) e mediatore culturale, lavora da autonomo nelle scuole, fornisce traduzioni e assistenza. Da poco lo hanno raggiunto a Lucca la moglie e due figlie studentesse.  È incredulo: «Ho prenotato a febbraio un appuntamento per rinnovare il permesso. Entro i termini non ho potuto avere la documentazione richiesta. Questo perché, essendo lavoratore autonomo, fa fede solo la dichiarazione dei redditi che entro i termini di scadenza non potevo avere. Così il nuovo termine per presentare la dichiarazione era il 17 maggio. Ma quella mattina ero in prefettura. Il martedi non è possibile fare domanda e il mercoledi mi hanno fatto presente che occorreva il timbro alla dichiarazione del commercialista. Ho parlato con l’ispettore e mi sono assicurato che non prendessero questo a pretesto per espellermi. Stamani sono andato a far timbrare e mi sono recato in questura. Ma la fila era troppo lunga. Allora ho fatto presente all’ispettore il mio problema. Mi hanno detto di attendere mezz’ora. Sono andato a prendere un caffé al bar della stazione e dopo poco una macchina della polizia in borghese mi ha prelevato e portato a firmare il provvedimento di espulsione. Il motivo è che non avevo rispettato i 60 giorni. Mi hanno detto che entro 15 giorni me ne devo andare. Come mai hanno così attenzione a questi termini quando non rispettano quello di 20 giorni per rinnovare il permesso?».  Protesta la Cgil. «E’ un provvedimento del tutto ingiustificato - spiega Virginio Bertini della segreteria -. La richiesta di rinnovo era arrivata in tempo utile. Questo atto è dovuto alla confusione legislativa e ai ritardi nelle pratiche. A Lucca la situazione dei ritardi è ormai di 3-4 mesi. C’è gente che dorme davanti alla questura. Su questo caso ci sarà un ricorso di merito immediato alla procura e mobilitazione». Giulio Sensi

 

 

Cgil e associazioni sostengono l’interprete marocchino
Choufka, revocate l’espulsione



 LUCCA. Fanno quadrato le associazioni intorno a Salah Chfouka, il marocchino colpito da un provvedimento di esplusione da parte della questura proprio mentre si era presentato per ultimare gli atti del rinnovo del permesso di soggiorno. «La situazione - dicono - riguarda anche migliaia di altri immigrati». Chiedono un protocollo di intesa per risolvere le questioni delle pratiche.  Della situazione si è paralto ieri mattina in una conferenza stampa convocato dalla Cgil.  Aimac, Arci, associazione Marocco Insieme, associazione Senegalese, associazione Tunisia 2000, Cgil, Ceis, Cittadinanzattiva, Coordinamento lavoratori immigrati Cgil, Cooperativa sociale Extraordinaire, Cooperativa Creaimpresa, Ghibli, Mani Tese, Unione democratica dei marocchini in Toscana hanno chiesto la revoca del provvedimento a Chfouka e collaborazione con le istituzioni.  «È un fatto grave - spiega Virginio Bertini segretario aggiunto della Cgil -, ingiustificato e inaccettabile e si inserisce in un contesto locale di deterioramento delle relazioni tra cittadini migranti e istituzioni in particolare con la Questura.  «La legge Bossi-Fini ha aggravato la condizione dei cittadini immigrati».  Negli anni passati, ricorda Bertini, «si erano fatti importanti passi in avanti nel tentativo di sperimentare relazioni più avanzate tra associazioni, sindacati e ufficio immigrazione, ma da qualche mese la situazione si è fortemente degradata: tempi di attesa di tre o quattro mesi per le pratiche burocratiche, file davanti alla questura fin dalla sera prima, caos davanti agli sportelli, urla, tensione, disumanità, al caldo, al freddo, alla pioggia».  La prefettura, che si era presa l’impegno di affrontare con la questura questi problemi, secondo Bertini «non ha mosso foglia: l’impegno preso il 18 dicembre 2003 di convocare il consiglio territoriale per l’immigrazione non è stato mantenuto.  «Negativo è risultato poi l’incontro realizzato pochi giorni fa con le associazioni: non è assolutamente emersa la volontà di risolvere i problemi ed anzi hanno dichiarato di non voler costruire alcun protocollo d’intesa per ridurre i tempi di attesa per le pratiche».  Incontro - spiega il sindacalista della Cgil - a cui aveva partecipato anche Chfouka in rappresentanza della comunità marocchina.  Le associazioni parlano anche di «perquisizioni notturne indiscriminate a cittadini arabi regolari».  Diverse le richieste che le associazioni fanno:  «Vogliamo la revoca del provvedimento di espulsione e a questo proposito è già stata avviata la contestazione legale».  Chiedono anche «il rispetto dei termini di consegna previsti dalla legge; il riconoscimento di un ruolo attivo delle associazioni e la discussione delle proposte avanzate per migliorare il servizio nell’interesse dei migranti, degli stessi operatori della questura e di tutta la comunità.  «Inoltre chiediamo l’intervento diretto dell’amministrazione provinciale che è titolare del servizio di rete accoglienza migranti e un incontro con gli assessori al lavoro e al sociale della Provincia che non hanno ancora risposto e con i sindaci dei comuni di Lucca, Capannori, Viareggio, Castelnuovo Garfagnana».  «È inaccettabile la situazione - ha spiegato Gabriele Ciucci della Cgil - intensificheremo l’attività legale con le diffide in procura all’operato della questura».

 

 

 LUCCA. È in Italia da oltre quindici anni Salah Chfouka.  Da quattordici vive e lavora nella nostra città come traduttore e mediatore culturale.  È rappresentante dell’Islam laico e della comunità marocchina in Toscana. Da poco lo hanno raggiunto la moglie e due figlie studentesse.  Durante la notifica del provvedimento a Chfouka hanno prelevato carta d’identità, patente, tesserino della Camera di Commercio senza i quali - informanon può lavorare.  Era già stato prelevato dalla polizia due mesi nel bar della stazione.  «Mi chiesero di fare l’interprete - rivela - ad un connazionale, ma invece di chiamarmi sul telefonino era giunta a prendermi una pattuglia, mentre mi trovavo con i miei amici marocchini.  «Con il risultato di provocare in loro timore».  «Sette mesi fa - aggiunge - ho scritto alla Questura per accreditare la nostra associazione presso l’ufficio come hanno fatto tutte le altre. Ma non ho ricevuto mai risposta. I termini legali per la presentazione della domanda li ho rispettati. Non possono cancellare la mia figura all’interno della città. Devono uscire dal gioco, se non mi vogliono lo devono dire pubblicamente, e così me ne vado da solo. Non mi serve una carta per andarmene. Ma voglio spiegazioni e voglio capire cosa c’è sotto».  «Il provvedimento è un grave errore di prospettiva - commenta l’Aimac - che può essere fautore di sviluppi anche non positivi.  «Ci auguriamo che le autorità sappiano rivalutare tutte le condizioni relative e revocarlo, ritenendo che il riconoscere la necessità di cambiare non sia perdita della dignità ma dimostrazione di alta sensibilità politica e civile».  In risposta, sabato mattina alle 10 le associazioni hanno organizzato un evento concreto di solidarietà, “Un caffè con Salah”, al Chioschetto Bar sul piazzale della Stazione.  «Vogliamo - dicono - far sentire che esiste un’altra Lucca». G.S.

 

Iniziativa di solidarietà per il marocchino espulso



 LUCCA. Iniziativa stamani di solidarietà per Salah Chfouka, il marocchino colpito da un provvedimento di espulsione. Alle 10 associazioni e cittadini si ritroveranno per “Un caffè con Salah” al Chioschetto bar sul piazzale della stazione. La Cgil, tramite un suo legale, ha inoltrato ricorso in Procura. Per il pomeriggio le organizzazioni pacifiste hanno indetto un corteo. Alle 17 si terrà una manifestazione per il ritiro immediato dall’Iraq delle truppe italiane e di tutti gli eserciti di occupazione. A promuoverla sono Arci, Assemblea permanente della Piana per la pace, Cgil, Cobas scuola, Comitato lucchese di solidarietà con l’Intifada, Confederazione Cobas, Donne di Rifondazione, Fgci, Giovani Comunisti, Mani Tese. Lucca per la Costituzione, Pdci, Prc, Ds, RdB-Cub, Scuola per la Pace, Ceis “Gruppo Giovani e Comunità”, Collettivo studentesco per il diritto allo studio, Ambiente e Futuro, L’altro Volto - Lucca Gay Lesbica, Equinozio.  «Scenderemo in piazza per chiedere il ritiro immediato delle truppe italiane e di tutti gli eserciti di occupazione, il diritto all’autodeterminazione e all’autodifesa del popolo irakeno e di tutti i popoli vittime di aggressione e il rispetto integrale dell’articolo 11 della Costituzione». Il corteo partirà da piazza Cittadella e si concluderà in piazza S. Michele. G.S.

 

Cortei di solidarietà a Chfouka e contro la guerra in Iraq



 LUCCA. Partecipazione ieri mattina all’iniziativa in solidarietà con Salah Chfouka, colpito da decreto di espulsione. Circa duecento persone, compresi tanti immigrati di tutte le provenienze, hanno partecipato al ritrovo presso il chioschetto della stazione dove gli intervenuti hanno potuto esprimere la loro solidairetà al professore marocchino. Da lì si è staccato un breve corteo che è giunto alle porte della Questura dove alcuni rappresentanti delle associazioni promotrici e della Cgil sono stati ricevuti dal questore. Virginio Bertini della segreteria Cgil ha letto numerosi interventi di solidarietà tra cui quelli degli onorevoli Carlo Carli e Raffaella Mariani e delle Rsu della Perini. È intervenuto anche un responsabile della Caritas di S. Miniato che collabora con Chfouka al centro per il dialogo interreligioso di Agliati di cui il professore marocchino è fra i fondatori.  Sempre ieri nel pomeriggio si è svolta la manifestazione dei gruppi pacifisti per chiedere il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq. Alcune centinaia di persone, fra cui tanti giovani, hanno sfilato per il centro scandendo slogan e leggendo alcune testimonianze di torture e uccisioni nelle carceri militari americane.  L’evento si è concluso in piazza S. Michele dove gli organizzatori hanno invitato a partecipare alla manifestazione di venerdi prossimo a Roma contro la visita del presidente Bush. La partenza è fissata per 8 la mattina ed è possibile prenotarsi presso la sede di Rifondazione Comunista (0583316162) o quella dell’Arci (0583490004). G.S.

 

Mobilitazione contro l’espulsione di Chfouka La Cgil: «Un’intimidazione a tutti gli stranieri»



 LUCCA. Non si è fatta attendere la reazione della Rete per i diritti dei migranti che ieri mattina, in una conferenza stampa alla Cgil, ha duramente criticato la decisione del prefetto di non revocare l’ordine di espulsione per il professore marocchino Salah Chfouka. Mentre incerta appare la condizione della moglie e delle figlie, alla cui domanda di permesso di soggiorno la questura non ha risposto, a Lucca, e non solo, si prepara una grande manifestazione e un ricorso legale.  Virginio Bertini, della segreteria della Cgil, ha contestato l’atto della Prefettura di venerdì scorso in cui si rifiuta la revoca del provvedimento. «Con riferimento all’istanza di revoca del 25 maggio - recita lo scarno documento della Prefettura - non si può che confermare il provvedimento in quanto dall’esame degli atti d’ufficio non esistono i presupposti per una diversa decisione».  «La motivazione formale addotta all’espulsione - ha detto Bertini - è quella della mancata richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno da parte di Salah. Ma questo è falso e i documenti lo dimostrano, non si può negare l’evidenza». Durante la conferenza stampa sono state annunciate le prossime iniziative. «Vogliamo distinguere - ha detto Bertini - fra chi nelle istituzioni lavora correttamente e opera in rispetto e trasparenza e chi no. A breve verrà presentato alla Procura un ricorso legale. Poi ci sarà, come c’è già stata, una mobilitazione ferma e democratica con una grande manifestazione che stiamo preparando per venerdì 18 alle 18 in piazza S. Michele che sarà promossa da un vasto schieramento di forze sia a livello locale che nazionale. Il questore ha forti poteri che può usare nel caso di Salah e in altri analoghi. Ma loro si appellano ai cavilli per espellere un cittadino e non rispettano ciò che indica la legge sul termine di 20 giorni per rilasciare il permesso di soggiorno».  Bertini ha annunciato come protesta la chiusura di ogni dialogo sulle tematiche dell’immigrazione con la prefettura e la questura e l’uscita dal comitato territoriale sull’immigrazione. «Le nostre proposte di collaborazione per ridurre i tempi burocratici e migliorare le condizioni di vita dei cittadini immigrati sono viste con fastidio. Si rifiuta il protocollo di intesa che proponiamo».  Uscita che è stata espressa anche dall’Arci. «L’espulsione di Salah - ha detto Marco D’Alessandro dell’Arci - è un chiaro segnale a tutti gli stranieri e un’intimidazione a stare in silenzio». È intervenuto anche Pape Diaw, rappresentate regionale dell’Arci e di Portofranco. «La negazione della revoca è un fatto inaudito - ha detto - e il prelievo dei documenti a Salah è stato un abuso di potere che la legge non prevede. Ci auguriamo che il ricorso legale vada a buon fine. La revoca sarebbe stata un bel segnale invece così la tensione sale e noi useremo tutti i mezzi pacifici che abbiamo perché al caso sia dato rilievo nazionale». Giulio Sensi

Un esposto al ministero



 LUCCA. Un’indagine su come le istituzioni, questura e prefettura, hanno gestito e gestiscono da anni le questioni relative all’immigrazione. È la richiesta che l’Aimac (Amicizia Italia Marocco) presenterà al ministro degli interni a breve per chiedere chiarezza sulla vicenda Chfouka e altre analoghe. Lo ha annunciato durante la conferenza stampa di ieri mattina il vice-presidente dell’Aimac Mario Ciancarella. «Nulla accade per caso - ha detto Ciancarella - vogliamo i veri motivi di questo accanimento contro Salah». «Vogliamo segnalare la crescita della sfiducia da parte dei marocchini a Lucca sul percorso di calma e legalità che Salah ha sempre proposto e portato avanti con loro. Chiederemo al ministro degli interni di indagare sulle dinamiche delle istituzioni che a Lucca da lui dipendono».

 

Senza Titolo



BREVI UDEUR Oggi un incontro con il prof. Fabbrini  Alleanza Popolare, la nuova formazione politica costituita nella nostra Provincia (coordinatore Michele Del Magro) organizza per oggi alle 18 nella sala dell’ex Chiesina dell’Alba in via S. Nicolao un incontro con il candidato alle elezioni europee per Alleanza Popolare-Udeur prof. Fabrizio Fabbrini, storico e giurista, fondatore del Movimento Cristiano Europeo. AMBIENTE E FUTURO Movimento in difesa di Salah Chfouka  Ambiente e Futuro aderisce alla manifestazione indetta da molte associazioni lucchesi per il 18 giugno contro il decreto di espulsione di Salah Chfouka e per la difesa dei diritti e della dignità degli immigrati sul territorio. ULIVO Massimo Toschi ad Altopascio  Massimo Toschi, candidato della lista «Uniti nell’Ulivo per l’Europa», incontra stamani i lavoratori e i cittadini di Altopascio. A partire dalle 10.30 il professore sarà ospite della ditta «Nuova Terra» e, in seguito, dell’azienda «Toscopan». CISL Novità sul personale precario nella scuola  La Cisl scuola informa che il Ministero ha emanato una nota in cui si da la possibilità al personale docente di integrare la domanda per la graduatoria provinciale permanente di terza fascia già presentata con scadenza il 21 maggio. Sono interessanti anche gli insegnanti di strumento musicale.  La scadenza delle domande è fissata per il 14 giugno. Avendo il decreto apportato importanti cambiamenti che avrebbero bisogno di un periodo più lungo per la gestione aumentano le preoccupazioni per questa misura che non risolve i problemi del precariato e rischia di compromettere le scadenze per il regolare avvio dell’anno scolastico. EMERGENCY Un incontro a Saltocchio  Ha riscosso un notevole successo l’iniziativa Note di Pace tenutasi nei giorni scorsi nella chiesa parrocchiale di Saltocchio. La serata è stata organizzata dal gruppo lucchese Emergency in collaborazione con il gruppo Missionario della Diocesi e con l’aiuto della Provincia e della Scuola di pace. Sono stati raccolti quasi 2mila euro che saranno devoluti per sostenere il progetto Penelope in Burkina Faso e i progetti Emergency in Sierra Leone.

 

Casa della Pace solidale con Chfouka



 LUCCA. Le associazioni della Casa della Pace, durante l’ultima assemblea ordinaria, hanno preso atto della situazione di grande disagio in cui si trova uno dei soci, Salah Chfouka, colpito da un provvedimento di espulsione della questura.  «L’associazione Aimac fa parte della Casa della Pace fin dalla sua formazione e Salah, che è sempre stato il suo rappresentante, ha contribuito, in questi anni, alla realizzazione di tante iniziative a favore della pace, della solidarietà e dell’integrazione. Le associazioni sono stupite di questa incresciosa situazione in cui Salah si è venuto a trovare dopo tanti anni di presenza in Italia, con un lavoro e una casa, e proprio nel momento in cui era stato raggiunto, finalmente, anche dalla moglie e dalle figlie.  «Le associazioni della Casa della Pace, pertanto, vogliono esprimere solidarietà a Salah e alla sua famiglia, nella speranza che i problemi, che stanno alla base di questo provvedimento, siano finalmente chiariti e che la vicenda abbia una soluzione positiva».

 

Consegnato alla figlia Ymane l’attestato di frequenza del corso di italiano
Venerdì il corteo in difesa di Salah Chfouka



 LUCCA. La Cgil prepara la manifestazione di venerdì per il rispetto dei diritti delle persone e per i diritti sociali e politici dei migranti. Stamani alle 12 nella sede di via Fillungo la presentazione nella quale verranno illustrati i motivi della manifestazione e le adesioni. Intanto si è svolta presso la sede dell’Arci, la tradizionale festa di consegna degli attestati di frequenza ai corsi gratuiti di italiano per cittadini stranieri realizzati dal 1997 dall’associazione. Attestato speciale è stato quello preparato per Ymane Chfouka, la figlia del marocchino esplulso, «pronto - hanno spiegato quelli dell’Arci - per essere consegnato al suo ritorno».  «Questi corsi - spiegano ancora all’Arci - vengono realizzati in collaborazione con il Centro territoriale permanente per l’educazione in età adulta di Lucca, e col sostegno delle amministrazioni locali».  La cerimonia di consegna degli attestati di frequenza ai corsi gratuiti di italiano nella sede dell’Arci è iniziata, alla presenza degli assessori al sociale del Comune e della Provincia, rispettivamente Ornella Vitali e David Pellegrini, della presidente della commissione pari opportunità della Provincia Teresa Leone, e del responsabile immigrazione dell’Arci, Marco D’Alessandro.  Tra i certificati spiccava quello per Ymane Chfouka, la figlia maggiore di Salah Chfouka, che ha partecipato ai corsi, ma che non ha potuto essere presente a ritirare l’attestato che le spettava data la posizione del padre, al quale è stato notificato un decreto d’espulsione dopo 14 anni di permanenza nella nostra città.  Dopo la cerimonia ufficiale si è svolta la festa in cui ognuno ha potuto gustare numerose specialità, provenienti da tutte le latitudini, portate dai compagni di corso.  «Quest’anno - spiega ancora l’Arci - l’affluenza è stata leggermente più bassa (165 iscritti) a causa dello spostamento della Casa sella Pace, in cui i corsi si svolgono, da piazzale S. Donato a via Brunero Paoli. Spostamento che per un’iniziativa che negli anni si è radicata soprattutto attraverso il passa parola tra connazionali, ha comportato un disagio notevole e quindi un certo disorientamento».  «Dal 1997 ad oggi sono comunque oltre 900 gli iscritti ai corsi Arci, che costituiscono ormai uno dei momenti di aggregazione più forte per gli stranieri che arrivano a Lucca».  Domani mattina alle 12 la conferenza stampa nella sede della Cgil per illustrare la manifestazione di venerdì prossimo che ha come tema il rispetto delle persone e i diritti sociali e politici dei migranti.  Nell’occasione da parte della Cgil, che ha organizzato la giornata insieme al comitato promotore 18 giugno, saranno date informazioni aggiornate sulla vicenda dell’immigrato marocchino Salah Chfouka.

 

Ciancarella chiede spiegazioni sull’espulsione
«A fianco degli emigranti»



  LUCCA. Il vicepresidente dell’Aimac (Associazione Italia-Marocco per l’amicizia e la collaborazione) Mario Ciancarella interviene sull’espulsione del presidente dell’associazione stessa Salah Chfouka.  «È sconcertante - dice lo stesso Ciancarella - che proprio mentre i governi del mondo occidentale invocano un Islam di persone moderate, democratiche e illuminate si assumano poi simili comportamenti penalizzanti e discriminatori contro un esponente e militante di quell’Islam così fortemente invocato».  «Nulla tuttavia accade per caso - aggiunge Ciancarella - e dunque sarebbe meglio che chi ha deciso di confermare un simile provvedimento di espulsione voglia dare qualche spiegazione, più plausibile di quella formalmente addotta, per giustificare il provvedimento. Noi, incrollabili, continuiamo a invocare e attendere atti delle istituzioni che sappiano rivelare l’animo più profondamente democratico e costituzionale di questo paese, discutendo in termini di certezza del diritto della persona».  «E vorremmo ricordare a tutti - conclude il vicepresidente dell’Aimac, Ciancarella - che ogni battaglia legale è certamente garanzia di una cultura democratica nell’ordinamento e nella cultura del nostro paese; ma ci sono alcune battaglie di democrazia che non possono passare solo dalle sentenze dei tribunali quanto dall’impegno pubblico e diffuso, pacifico e non violento e tuttavia durissimo nei prezzi che si dovranno pagare, da parte di quanti acquisiscono consapevolezza che ogni diritto violato per un qualsiasi cittadino, indigeno o immigrato, segna la strada per la quale inevitabilmente un giorno quello stesso diritto potrà essere aggredito e si tenterà di cancellarlo anche per ciascun altro di noi, cittadini ordinari».

 

I gruppi che sostengono l’immigrato si rivolgono alla procura
Salah, ricorso contro l’espulsione



  LUCCA. È stato depositato alla procura della Repubblica il ricorso legale contro l’espulsione di pochi giorni fa di Salah Chfouka. Al professore marocchino è stato rifiutato il rinnovo del permesso di soggiorno. La notizia è stata data ieri dalle realtà che si battono per i diritti dei migranti, che hanno anche espresso l’intenzione dei promotori della manifestazione di venerdì di non inteferire con il lavoro dei giudici.  «Ma ci auguriamo che la risposta arrivi in tempi brevi - ha detto Virginio Bertini della segreteria della Cgil - e la mobilitazione è alla base di un’ampia vertenza sociale aperta da mesi. Non merci ma persone, diritti sociali e politici per i migranti sarà lo slogan della manifestazione che chiamerà gente da tutta la Toscana».  «Chiediamo - hanno spiegato i promotori - soluzioni positive per Salah Chfouka e gli altri cittadini immigrati in condizioni analoghe, chiediamo trasparenza, legalità, umanità. Basta con i ritardi, le file, le ingiustizie, basta con le pastoie burocratiche».  «Diciamo no - hanno spiegato rappresentanti di Cgil, Cisl, Arci, Aimac e Ceis - alle espulsioni immotivate, alle inefficienze burocratiche, alle ingiustizie, vogliamo che siano rispettati i tempi indicati dalla legge: 20 giorni per rinnovare i permessi. Chiediamo soluzioni positive per Salah e gli altri che sono in condizioni analoghe, garanzie contro gli intoppi burocratici e le interpretazioni controverse della legislazione.  «Vogliamo il passaggio delle competenze per le pratiche burocratiche agli enti locali e da subito sinergie istituzionali come organici adeguati, protocolli d’intesa, migliore organizzazione dei servizi. C’è bisogno di progetti di formazione e lavoro per gli ultra quarantenni italiani e stranieri espulsi dal mercato del lavoro e della Fondazione Casa per affitti a prezzi calmierati per italiani e stranieri in difficoltà. E poi mediatori culturali nelle scuole e nelle istituzioni, diritti politici per i cittadini immigrati».  Bertini ha chiesto anche trasparenza: «Gli uffici della questura devono iniziare a rilasciare agli immigrati un protocollo regolare al momento della richiesta del permesso di soggiorno per eliminare la confusione. Si deve aprire un tavolo di confronto con associazioni, sindacati, enti locali, questura e prefettura che porti ad accordi scritti. Fino ad oggi questura e prefettura ci hanno chiuso la porta, ma noi chiediamo collaborazione».  «E’ un’iniziativa di pace - ha commentato Giovanni Bolognini della Cisl - per la convivenza fra i popoli. C’è necessità di riconoscere i diritti di tutti per realizzare la pace concreta nel nostro territorio».  «Sono situazioni intollerabili in un paese democratico» ha detto Marco D’Alessandro dell’Arci. «Se un obiettivo era quello di scatenare la paura nei cittadini immigrati - ha spiegato Mario Ciancarella dell’Aimac - allora lo hanno raggiunto. Gli immigrati vivono con la paura che quello che è successo a Salah succeda anche a loro. Ma perchè è accaduto tutto questo? Avevamo provato a proporre soluzioni positive che avrebbero creato un sereno rapporto. Invece di creare questo rapporto si cerca di imporre agli immigrati forme specifiche di informatore diretto e garantito».  «Fra tutto - ha concluso Gabriele Ciucci della Cgil - c’è da segnalare la latitanza del Consiglio territoriale dell’immigrazione che è presieduto e coordinato dalla prefettura. Gli accordi degli anni scorsi con le associazioni sono stati in pochi mesi cancellati. Quella di venerdi è solo l’inizio di una lunga mobilitazione». Giulio Sensi

 

Oggi corteo e manifestazione in piazza S. Michele
«Chfouka deve restare a Lucca»

PRIMO PIANO Solidarietà al marocchino espulso



  LUCCA. Un meeting per il rispetto dei diritti delle persone, per i diritti sociali e politici dei migranti. Si svolgerà oggi alle 18 la manifestazione organizzata dalla rete cittadina per i diritti dei migranti. Un evento a cui parteciperanno italiani e immigrati con una piattaforma di richieste alle istituzioni e in particolare a prefettura e questura.  Intanto si sono riuniti in assemblea i marocchini aderenti all’Aimac (Amicizia Italia Marocco) insieme alla moglie e alle due figlie di Chfouka. Insieme hanno discusso l’intervento previsto per oggi sul palco in piazza S. Michele che verrà pronunciato da una giovane donna. Hanno anche elaborato un volantino di denuncia delle condizioni in cui vivono.  Diverse sono le richieste che Cgil, Cisl, Uil, Cobas e oltre cinquanta associazioni di tutta la Toscana faranno nel corso dell’evento, in particolare legate al rifiuto delle espulsioni immotivate e delle inefficienze burocratiche nonché della «regolare violazione dei termini dei 20 giorni per il rilascio del permesso da parte della questura». Il decreto di espulsione del prof. Salah Chfouka, presente sul nostro territorio da 14 anni, rappresentante della comunità marocchina di Lucca e della Toscana, confermato anche recentemente dalla prefettura senza alcun approfondimento di analisi e senza alcuna argomentata e valida replica alle forti e circostanziate motivazioni presentate nel ricorso, non solo è una palese ingiustizia, ma rappresenta una negazione dei più elementari diritti umani e di cittadinanza. Si configura come la punta di un iceberg fatto di intolleranza, di inefficienza e burocratismo con effetti negativi per i cittadini immigrati, per le associazioni, per gli operatori degli apparati istituzionali, per l’intera collettività».  Altra richiesta delle associazioni è il passaggio delle competenze in tema di immigrazione ai Comuni e aiuto nel campo della formazione professionale e della casa con «affitti calmierati a stranieri e italiani». Il gruppo Mani Tese terrà chiusi i locali della sede di S. Anna «per protestare contro la violazione dei diritti dei cittadini immigrati».  Il caso Chfouka è scoppiato un mese fa quando al professore marocchino venne rifiutato il rinnovo del permesso di soggiorno. Il ricorso alla prefettura è stato rigettato e ora è pendente un ricorso legale contro il provvedimento. Problemi di mancato rinnovo che riguardano molti altri cittadini immigrati. «Continuiamo - dice la rete - a chiedere alle istituzioni preposte una soluzione positiva che permetta a Salah, come a tanti cittadini immigrati, di rimanere a far parte della nostra comunità». Il ritrovo è fissato per le 18 in piazza S. Michele. Dopo un breve corteo sono previsti interventi di cittadini immigrati e di Pape Diaw, Maria Eletta Martini, Ivan Della Mea, don Alessandro Santoro, Marco Revelli intervallati da musica. G.S.

 

Il 29 arriva l’esito del ricorso contro l’espulsione del marocchino
In centinaia in piazza per Chfouka



Giulio Sensi

 LUCCA. «Un saluto di fraternità e d’amore. In occasioni come queste non manco mai». Yind, 15 anni, legge con decisione e senza imbarazzi il messaggio del papà, Salah Chfouka, che non si trovava ieri in piazza S. Michele dove associazioni di italiani e immigrati hanno protestato contro la sua espulsione per motivi burocratici legati al permesso di soggiorno. Il 29 giugno si saprà la decisione sul ricorso legale presentato nei giorni scorsi dai legali della Cgil.  Ieri alcune centinaia di persone hanno manifestato per chiedere una soluzione positiva del caso. «Mio padre se ne andò dal Marocco - dice ancora Yind - che avevo 4 anni. Voi lo conoscete meglio di me. Ho appena cominciato a conoscerlo e mi ha insegnato cosa vogliono dire pace, amicizia e amore. Abbiamo bisogno di lui».  Un applauso raccolto saluta il messaggio della figlia di Salah Chfouka mentre nella piazza accorrono, con la chiusura dell’orario di lavoro, centinaia di stranieri, soprattutto marocchini, a dar man forte agli organizzatori dell’evento.  Un evento promosso dai sindacati e della associazioni che si battono per i diritti dei cittadini immigrati. Si sono incontrati a decine ripetutamente nei giorni scorsi i marocchini amici di Salah e hanno preparato un intervento, che una ragazza, Nabila, legge a nome di tutti.  «Sono qui per dire che il valore di ciascun uomo non si giudica dal pezzo di carta che chiamiamo permesso di soggiorno, che noi esistiamo indipendentemente dai permessi. E’ tempo di uscire a testa alta e difendere e rivendicare i diritti violati per ciascuno di noi. Non siamo solo braccia per lavorare a nero. Hanno esplulso Salah per dire a tutti noi immigrati che non siamo persone e non possiamo sperare in nessun diritto. Vi chiediamo di aiutarci per riavere Salah fra noi, dimostrando così che questo paese vuole essere migliore di certi suoi funzionari».  Dal palco si esibiscono attori di teatro e musicisti, recitano la vita di un immigrato, i problemi con la polizia e il permesso di soggiorno.  Virginio Bertini della Cgil legge l’intervento a nome delle cinquanta associazioni che hanno promosso l’evento. «La mobilitazione continuerà fino a quando non ci saranno risposte. Vogliamo una soluzione positiva del caso di Salah e di altri e l’avvio di un tavolo con le istituzioni per arrivare ad un protocollo scritto che migliori la situazione del rilascio dei permessi di soggiorno». A sorpresa su un telefonino arriva un messaggio di Chfouka. «Un grande saluto a voi e un forte abbraccio a Lucca che mi manca. Sono con voi ora e per sempre e ho fiducia nell’ultima parola che sarà della magistratura».  Molti gli immigrati che hanno sottolineato i problemi che vivono. «Sono qua - dice Ben, marocchino - per difendere la dignità nostra e i diritti. Vogliamo che ci sia integrazione».  «Noi cerchiamo la democrazia - afferma Oaid - e scappiamo dalla fame. Vogliamo una legge migliore, siamo il futuro dell’Italia».  «Salah rappresenta la comunità islamica a Lucca - ricorda Artan, albanese - e il colpo è a tutta la comunità».  «Aspettiamo una soluzione positiva per Salah e per tutti gli altri - dice la moglie di Chfouka-. E’ dura spiegare cosa viviamo senza di lui. Ma sentiamo la solidarietà di tanti arabi e italiani».

 

Attestati di solidarietà a Salah Chfouka dopo l’espulsione



 LUCCA. Continua la maratona di solidarietà per Salah Chfouka, colpito da provvedimento di espulsione poche settimane fa, provvedimento che ha scatenato la protesta di migliaia di cittadini e la solidarietà di sindacati, associazioni e politici.  Si sono riunite a Palazzo Ducale le associazioni di volontariato che costituiscono il Forum sull’immigrazione promossa dall’amministrazione provinciale e hanno eletto coordinatore Salah Chfouka, in quanto presidente dell’Aimac, e vicecoordinatore il Marco D’Alessandro, responsabile Arci sui temi dell’immigrazione. Molti immigrati stanno denunciando in questi giorni «gesti irrispettosi e ingiustificati che accadono nei pressi della stazione».  Intanto l’Aimac, attraverso i marocchini che vi aderiscono, sta diffondendo un volantino di denuncia degli episodi che li riguardano. «Questa vicenda - recita il documento - non è solo il caso Salah ma riguarda tutti gli immigrati ed illustra la condizione di tantissimi altri di noi che subiscono quotidianamente prevaricazioni e violazioni del diritto di soggiorno. Dagli infiniti ritardi per la concessione dei permessi fino alle espulsioni spesso arbitrarie e ingiustificate, passando per quelle estenuanti file che ci costringono a perdere molte giornate di lavoro e di paga. Tutto questo senza avere la possibilità di essere conosciuti dalla pubblica opinione come invece è successo per Salah, per la sua posizione di prestigio e di riferimento nel mondo dell’immigrazione». (g.s.)

 

Permessi di soggiorno un protocollo d’intesa



 LUCCA. È stata presentata alla stampa l’ipotesi di protocollo d’intesa tra enti locali, prefettura, questura, sindacati e associazioni elaborata da quest’ultime per far fronte ai problemi dell’immigrazione nel nostro territorio. Otto punti su cui chiedono che venga quanto prima riannodato il dialogo, illustrati da Marco d’Alessandro, responsabile immigrazione dell’Arci e che sono stati presentati agli enti coinvolti da Cgil, Cisl, Uil, Aimac, Anolf-Cisl, Arci, Associazione Senegalesi, Ceis, Cittadinanza Attiva, Coordinamento lavoratori immigrati Cgil, Ghibli, Mani Tese, Marocco Insieme, Somalia Rejo. «Vogliamo - ha spiegato D’Alessandro - formalizzazione e trasparenza delle pratiche burocratiche in modo che il cittadino immigrato abbia un riscontro formale sulla data di avvio del suo percorso; la riduzione dei tempi di attesa per le pratiche burocratiche per riportarli ai tempi previsti dalla legge, indicativamente entro i 20 giorni».  In attesa di questi risultati il permesso di soggiorno scaduto o in scadenza, con un semplice timbro della questura dovrebbe assumere validità fino alla data prenotata per il rinnovo ed essere valido a tutti gli effetti (ritorno al proprio paese, ferie, spostamenti, lavoro, casa, patente, previo accordo tra la questura ed altri enti coinvolti) «tenendo conto che la questura di Lucca ha rilasciato negli anni passati le proroghe per i permessi in scadenza, proroghe mai contestate da alcun ente in Italia e all’estero».  Si chiede l’uso di tutti i mezzi informatici per ridurre le file, aumento di organici anche attraverso sinergie con prefettura o altre amministrazioni pubbliche che si potrebbero occupare di tutti gli aspetti sociali, e l’aumento del tempo di apertura degli sportelli e loro migliore organizzazione basata sulla tipologia dei casi da definirsi a monte. Le associazioni propongono anche il decentramento del servizio a livello locale con particolare riferimento a Versilia e Garfagnana, tenendo conto che negli anni passati si era sperimentata l’apertura pomeridiana degli sportelli per ridurre le file e le attese. Si chiede il pieno riconoscimento del ruolo attivo, con possibilità di delega, dei sindacati e delle associazioni presenti sul territorio in cui sia evidente l’impegno sui temi dell’immigrazione, aumento del tempo a loro disposizione e possibilità di avere un referente dell’ufficio immigrazione della questura anche per via telefonica. E l’accoglimento da parte della Questura delle domande di asilo politico da parte di quanti ne facciano richiesta come stabilito dal testo unico sull’immigrazione.  «Infine - dice D’Alessandro - vogliamo che siano fatte riunioni periodiche trimestrali tra prefettura, questura, enti locali, sindacati e associazioni, per monitorare lo situazione, prevenire i disagi e migliorare il servizio».  «È una proposta - ha spiegato Virginio Bertini della Cgil - che potrebbe segnare una svolta nel rapporto con gli immigrati. Con le ultime mobilitazioni che abbiamo fatto si è dovuto riconoscere da parte della questura che il problema esiste». Bertini ha anche denunciato, e annunciato la richiesta ai parlamentari locali di un’interogazione al governo, «l’uso delle cineprese da parte della Digos durante tutte le pacifiche manifestazioni fatte da studenti, immigrati e anche della delegazione delle associazioni che è andata a parlare con il questore dopo il decreto di espulsione a Chfouka. È un uso arbitrario, scorretto e intimidatorio e chiediamo su cosa si basi». Infine è stata commentata la vicenda di Salah Chfouka colpito da provvedimento di espulsione su cui pende un giudizio legale che verrà emesso il 29 giugno. «Abbiamo fiducia nella magistratura - ha detto Bertini - ma in caso di risposta negativa non ci fermeremo e andremo in Cassazione». Giulio Sensi

 

Il marocchino espulso da Lucca ora aspetta giustizia in clandestinità
La Corte costituzionale ha salvato Salah

La bocciatura della Bossi-Fini gli ridà una chance. «Ho fiducia»



 LUCCA. Adesso ci spera. Salah Chfouka, 50 anni, marocchino, un decreto di espulsione in tasca, è fiducioso: «La cancellazione di una parte fondamentale della legge Bossi-Fini potrebbe riaprire la partita» dice all’indomani della sentenza della corte costituzionale. Lui è rimasto in Italia, in una località coperta dal segreto dei familiari (la moglie e due figlie) nonostante l’intimazione a tornare in Marocco, decisa dalla questura di Lucca, accolta dalla prefettura, convalidata da un’ordinanza del magistrato. Ma quel processo fu celebrato con le norme sull’immigrazione volute dal governo della casa delle libertà: regole nient’affatto garantiste dei diritti dell’accusato. Ma Salah deve rimanere, per il momento “clandestino”. Dunque per incontrarlo dobbiamo seguire un percorso irto di comprensibili diffidenze e precauzioni. Davanti a noi c’è un uomo che sa ancora sorridere e mantenere la calma e la lucidità, nonostante tutto.  «Non mi sento braccato, e non credo ci sia un particolare accanimento nel trovarmi. I legali mi consigliano di aspettare, perché ci sono altri ricorsi, a cominciare da quello al tribunale dei minorenni per la tutela delle due figlie».   Interprete e traduttore. Salah è un uomo di buona cultura. Al suo Paese faceva il giornalista, in Italia si è adatato a molti mestieri. A Lucca è iscritto alla Camera di commercio come interprete e traduttore e ha prestato la sua opera anche per la Polizia e il tribunale. Ed è soprattutto un uomo non rassegnato, capace di distinguere tra il volto razzista che s’intravede dietro un abuso e l’immagine democratica di un paese che al momento giusto sa ritrovare dignità e civiltà: «Sono ancora fiducioso nelle leggi italiane. Se così non fosse sarei il primo a prendere l’aereo e tornare al mio Paese, senza bisogno di alcun decreto di espulsione».   Quella sera al bar. Eppure le esperienze di Salah Chfouka, a Lucca, avrebbero fiaccato il morale di tanti. Perché la sua vicenda è il compendio di tanti episodi in cui la macchina dello Stato non ha certamente dato il meglio di sè. La collisione tra un marocchino impegnato nei movimenti per l’immigrazione (è presidente dell’associazione per l’amicizia e la cooperazione tra l’Italia e il Marocco) e le nostre istituzioni avvenne la prima volta il 17 luglio del 1998. La racconta Salah: «Ero in compagnia di alcuni amici in un bar del centro. Verso la mezzanotte la titolare ci dice che sta per chiudere e allora andiamo fuori del locale. Verso le una arriva un tunisino, riesce a entrare nel bar e vuole bere. La donna si rifiuta, inizia un alterco. Rientriamo nel bar e tentiamo di riportare la calma. Uno dei pacieri rimedia una gomitata al naso che gli procura un po’ di sangue. In quel momento arriva la Polizia. Ce ne è per tutti. Io sono colpito duramente al torace, ho tre costole fratturate e per di più subisco una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale».  L’interprete della Polizia, il traduttore del tribunale, adesso ha cambiato posto. E sull’altro banco, quello degli imputati. Eppure c’è un lungo scorcio della sua vita in Italia che testimonia per lui: è nel nostro paese dal luglio del 1991, a Lucca lo conoscono tutti, si è anche battuto per isolare alcune frange del fanatismo religioso islamico. E c’è un referto medico, redatto al pronto soccorso dell’ospedale il giorno dopo l’aggressione, che parla di tre costole fratturate. Se l’è rotte da solo, il perfido Salah, per accusare la Polizia? Il giudice comunque lo condanna a otto mesi di carcere.   La testimonianza. E’ la storia che ne innesca altre. Il vice presidente dell’Associazione Italia-Marocco, Mario Ciancarella, protesta. Scrive a una serie di autorità lamentando il comportamento della Polizia. Mal gliene incolse: denuncia anche per lui, diffamazione. Nel frattempo - agosto del 2002 - Salah ottiene la ricongiunzione della moglie e delle due figlie e vive tranquillamente con loro a Lucca. Ma si arriva al processo contro Ciancarella e Salah è chiamato a testimoniare. Che avrebbe potuto dire, se non confermare che quell’operazione di Polizia si concluse con un pestaggio?   L’espulsione. L’udienza si tiene il 13 maggio scorso, otto giorni dopo Salah è espulso. Crede di andare in questura a ritirare il rinnovo del permesso di soggiorno, che aveva richiesto il 16 febbraio, invece si vede notificare il provvedimento e ritirare tutti i documenti. La città si mobilita a fianco del marocchino. Cgil, Cisl e Uil tengono anche una manifestazione in piazza per protestare. Ma il 29 giugno il giudice conferma il decreto di espulsione, motivando la decisione con la mancata richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno. Salah mostra il documento, è della questura di Lucca, che lo invita tornare nei suoi uffici per ritirare il permesso. Ma la parte che fa riferimento al permesso di soggiorno è scritta a mano, dunque - dice il giudice - non automaticamente riconducibile alla questura. Per il resto, zitti e mosca, c’è la Bossi-Fini, la legge - dice Salah - «che ha reso visibile il razzismo istituzionale». Questa è una considerazione politica a margine di un dramma umano che il nostro marocchino spiega come meglio non potrebbe: «E io con moglie e due figlie a Lucca avrei dimenticato di chiedere il rinnovo del permesso di soggiorno? No, per favore accusatemi di altro...» BREVI LIVORNO L’uxoricida voleva uccidersi  Voleva uccidersi anche lui. Dopo aver sentito spegnersi la moglie Grazia Baccicalupo tra le braccia, colpita a morte da una coltellata al petto durante una furiosa lite, il sessantaduenne livornese Francesco Iuppa voleva gettarsi dal quarto piano. Gliel’hanno impedito i poliziotti, i medici e il figlio, Federico. Contro di lui la Procura ha aperto un fascicolo, configurando il reato di omicidio preterintenzionale. PISTOIA L’amianto ha fatto un’altra vittima  La tragica lista si allunga ancora. Un altro nome è andato ad aggiungersi a quelli degli ex operai della Breda uccisi in questi ultimi da un mesotelioma, la micidiale forma di cancro causata dall’esposizione all’amianto. Adriano Strisciamonti è spirato venerdì. E’ il ventitreesimo pensionato dell’azienda di via Cigliegiole morto per mesotelioma, mentre superano ormai i 170 i suoi ex colleghi deceduti a causa di tumore polmonari. HA 4 ANNI Lucca: bimbo cade, è grave al Meyer  Un bimbo greco di quattro anni, in vacanza con i genitori e un fratellino in una villa di Santa Maria del Giudice, è in prognosi riservata all’ospedale Meyer di Firenze, dopo un volo di alcuni metri dalla tromba delle scale. I genitori, visto che il bimbo nella caduta aveva perso conoscenza, non hanno perso un attimo. La mamma ha preso in braccio il piccolo e il padre si è messo di corsa alla guida del loro fuoristrada, lasciando l’altro figlio più grande nella villa.  Una corsa iniziata lungo una strada stretta e tortuosa, che però si è conclusa dopo qualche centinaia di metri contro il muro di una villa. Nella fretta infatti il conducente ha perso il controllo dei veicolo rimanendo con una ruota forata al lato della strada.  La mamma in preda alla disperazione è scesa dal mezzo con il bambino in braccio ed ha avuto la fortuna di trovare un taxi che ha portato tutti in ospedale.

 

Stasera alla festa di Liberazione a Montecarlo
Caso Chfouka in primo piano



 MONTECARLO. Si svolgerà stasera alle 21 alla Festa di Liberazione presso il Podere Operaio di Montecarlo la presentazione del dossier elaborato da Progetto Ulisse che ricostruisce la vicenda di Salah Chfouka, il professore marocchino colpito da provvedimento di espulsione più di due mesi fa mentre stava ultimando le pratiche relative al rinnovo del permesso di soggiorno.  I membri di Progetto Ulisse, il gruppo costituito due anni fa nella città con l’obiettivo di osservare lo stato del rispetto dei diritti dei cittadini e con cui anche Chfouka collabora, ricostruisce nel dossier la storia del marocchino e del suo impegno per la difesa dei diritti degli immigrati e contro gli abusi e i tempi biblici del rilascio dei permessi di soggiorno.  Ci sarà spazio anche ad un articolo di ampio respiro sulla situazione relativa alle pratiche che riguardano gli immigrati nella nostra città che subiscono quotidianamente - ricordano i responsabili di Progetto Ulisse - ritardi immotivati e illegittimi per il rinnovo dal momento che la legge prevede che tutto sia conlcuso entro 20 giorni. «Il dossier - proseguono i promotori - ricostruisce anche la vicenda giudiziara di Chfouka i cui legali, dopo un discutibile rifiuto di annullare l’atto di espulsione da parte del prefetto prima e della procura dopo, hanno fatto ricorso in Cassazione e per la cui decisione si prevedono tempi lunghi. Infine spazio alle proposte che le associazioni e i sindacati propongono da mesi per risolvere i problemi delle pratiche burocratiche.  «Sarà l’occasione - conclude Progetto Ulisse - per discutere delle violazioni dei diritti umani fondamentali che Salah e gli altri immigrati vivono nella nostra città. Non sarà l’ultima perché in altre occasioni avremo spazio per dire la verità su questa triste vicenda».

 

Il tribunale dei minori dà il soggiorno alle figlie-studentesse dell’espulso
La famiglia Choufka può rimanere



 LUCCA. Diritto di ottenere il permesso di soggiorno immediato per motivi familiari. È quanto deciso dal Tribunale per i minorenni di Firenze che ha deliberato la regolarizzazione di tutta la famiglia di Salah Chfouka, il professore marocchino che tre mesi fa era stato espulso dalla questura per motivi legati ad un presunto ritardo della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno. Il ricorso era stato depositato il 15 luglio dopo che la magistratura aveva dato ragione alla questura.  Grazie alla posizione della figlia Hind, minorenne che frequenta le scuole superiori, il Tribunale ha accolto il ricorso mentre per la decisione definitiva si aspetta la pronuncia della Corte di Cassazione.  Grande soddisfazione è stata espressa per la sentenza dalla famiglia Chfouka e dalle associazioni e sindacati riuniti nella Rete per i diritti dei migranti che, ieri mattina in una conferenza stampa presso la Cgil, l’ha resa nota chiedendo alla questura «un comportamento corretto alla luce delle decisioni del Tribunale».  Un sospiro di sollievo per Salah Chfouka, la moglie Latifa Sahamari e le figlie Hind e Ymane che stanno per iniziare la prima il terzo anno delle superiori e la seconda gli studi universitari.  «Sono contenta - ha detto Hind - che questo giudice abbia dato ai miei genitori la possibilità di stare con me per continuare i miei studi, cosa che sarebbe difficile senza la loro presenza. Ringraziamo anche le associazioni che ci sono state vicine durante questi difficili mesi».  «E’ una sentenza positiva - ha commentato Virginio Bertini della Cgil - e adesso ci aspettiamo che la questura rilasci un regolare permesso di soggiorno seguendo le indicazioni del Tribunale dei minori.  «La Cassazione nel merito dirà la parola finale, ma la sentenza prevede in modo chiaro ed immediato la regolarizzazione dell’intero nucleo familiare. Sarebbe sconcertante se questo non avvenisse.  «Qualche settimana fa abbiamo presentato la richiesta di regolarizzazione delle tre donne sulla base di progetti di inserimento lavorativo, fra cui uno di mediazione interculturale che svolgerà, insieme al comune di Capannori e a Porto Franco, Ymane. Dopo la richiesta è giunto dalla Questura un avviso inspiegabile di diniego del permesso. Ma adesso devono cambiare opinione.  «Ci auguriamo che la cosa si risolva in tempi rapidi e che la Questura non presenti ricorsi a questa sentenza del Tribunale per i minorenni. Sarebbe un bell’esempio di dialogo e di correttezza».  «È importante il salto di questa sentenza - ha detto il vice presidente dell’Aimac, Mario Ciancarella - laddove fa riferimento all’inserimento sociale della figlia di Cfouka. Fondamentale è stata la lettera pubblica, riportata dalla stampa, che scrissero i suoi insegnanti per attestare la fortunata integrazione avuta durante l’anno e che i giudici hanno definito ottima ed esemplare.  «La legge prevede la facoltà di valutare l’inserimento sociale degli immigrati ma ciò, con evidente arbitrio, non è stato fatto dalla Questura. Questo ha portato a centodieci giorni di vita bruciata per un cittadino in Italia da quindici anni, e dovrebbe anche comportare una richiesta di risarcimento danni che per ora non è prevista per gli immigrati. Con i legali però cercheremo di valutare anche una richiesta in questo senso perché ci sono forti responsabilità».  «Siamo contenti - ha detto Andrea Macchia del Ceis - è stato affermato un diritto fondamentale anche se sembra di aver scalato una montagna.  «Speriamo che la questura esca dalla logica dello scontro, vogliamo incontro e confronto sulla base dei principi citati dalla sentenza».

 

La burocrazia contro i diritti



 LUCCA. La vicenda Salah Chfouka, mediatore culturale, interprete e traduttore presente da quattordici anni nella nostra città, comincia il 21 maggio quando a sopresa, mentre stava ultimando le trafile per la richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno, viene raggiunto da un provvedimento di espulsione con immediato ritiro dei documenti personali e del tesserino della Camera di commercio. Da settembre dello scorso anno lo hanno raggiunto a Lucca la moglie e le due figlie studentesse che sono in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno del padre per ottenere la regolarizzazione. Ma Chfouka, secondo la questura, non avrebbe rispettato il termine dei sessanta giorni per la presentazione della domanda di rinnovo. Un arbitrio in piena regola, secondo le associazioni e i sindacati, che da subito fanno quadrato attorno a Chfouka. Si svolgono presidi e manifestazioni a cui partecipano centinaia di persone, ma la prefettura rigetta il primo ricorso presentato dai legali. Anche sul successivo i giudici danno ragione, alla fine di giugno, alla questura affermando che «il foglio, dal quale si deduce che un funzionario di polizia ha fissato un appuntamento a Chfouka non costituisce prova dell’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo del permesso scaduto». Ma è l’unico documento rilasciato al marocchino. Una prenotazione scritta a penna presso l’ufficio immigrazione il cui autore non è rintracciabile. Per il giudice non prova che abbia presentato la richiesta di rinnovo. Le associazioni continuano ad organizzare iniziative di solidarietà mentre i legali presentano altri due ricorsi, uno al Tar, che la scorsa settimana si è dichiarato incompetente, e l’altro al Tribunale dei minorenni che ha invece regolarizzato l’intero nucleo familiare data la posizione della figlia minorenne. La parola finale spetterà alla Corte di Cassazione. G.S.

 

Chfouka da settimane attende il permesso di soggiorno



 LUCCA. Non è ancora finita la vicenda di Salah Chfouka, il professore marocchino da 14 anni a Lucca, e da uno con la moglie e le due figlie, una minorenne, che a maggio era stato privato della possibilità del rinnovo del permesso di soggiorno per presunti problemi burocratici. Dopo il provvedimento di espulsione gli era toccato farsi più di tre mesi in latitanza quando lo scorso 9 settembre è giunta una sentenza del tribunale per i minori di Firenze che regolarizzava in via provvisoria l’intero nucleo familiare vista la presenza di Hind, la figlia sedicenne. Nonostante l’efficacia immediata espressa dal tribunale, la famiglia Chfouka sta ancora aspettando il documento di regolarizzazione dalla questura.  Una situazione che le associazioni e i sindacati della Rete per i diritti dei migranti definiscono grave. E su cui oggi, alle 16 a Palazzo Ducale, durante l’iniziativa di presentazione del Nuovo Atlante delle migrazioni di Walter Peruzzi, verrà aggiornata la cittadinanza.  Ieri la Rete ha chiesto di nuovo che la legge venga applicata dalla questura e annunciato una campagna di raccolta firme e sensibilizzazione sulla vicenda e su altre che riguardano decine di immigrati. «L’ordinanza su Salah è chiara - ha commentato Virginio Bertini della Cgil - e conferisce all’intero nucleo familiare il diritto a restare in Italia vista la presenza della figlia minorenne. Il giorno dopo la sentenza pensavamo che la questura chiamasse i legali e rilasciasse il permesso di soggiorno. Ancora, dopo tre settimane, non si hanno notizie. Vogliamo lanciare un altro appello molto più pressante per il rispetto dell’ordinanza e della legge. E l’appello non riguarda solo il caso Salah. Ci sono molti immigrati in attesa da mesi dell’applicazione di ordinanze del genere. I ritardi nel rilascio del permesso di soggiorno sono ancora di oltre 4 mesi. Sulla vicenda di Salah il ritardo è ancora più ingiustificato essendoci una sentenza con esecuzione immediata. Salah adesso può girare a Lucca, ma con la sentenza in tasca. Non ha permesso di soggiorno, non può lavorare né guidare avendogli la questura ritirato la patente, il tesserino della Camera di commercio e il documento d’identità. È stato anche cancellato dall’anagrafe». «Ci auguriamo che la notizia a mezzo stampa venga recepita dalla Procura» ha commentato Mario Ciancarella dell’Aimac.  Deluso Chfouka per la sua situazione di “fantasma” che gli impedisce di svolgere una vita regolare: «Voglio tornare alla mia vita per essere utile per tutti». Giulio Sensi

 

«Sentenze dei tribunali da rispettare, serve più collaborazione»
Immigrati, scontro tra Rete e questura



  LUCCA. «Una risoluzione dei problemi per ricominciare a collaborare. Basta disattendere le decisioni del Tribunale dei minori e espellere indiscriminatamente immigrati». È questo “l’ultimatum” che la Rete per i diritti dei migranti ha dato ieri, in una conferenza stampa alla Cgil, alla questura prima di ricominciare a portare avanti forti mobilitazioni e iniziative legali. La denuncia è giunta dalle molte sigle sindacali e associative che hanno rinnovato la proposta di risolvere insieme i problemi.  Intanto Latifa Sahamari, moglie del professore marocchino Salah Chfouka, e la figlia Hind hanno ottenuto il permesso di soggiorno che è negato ancora al padre e all’altra figlia maggiorenne. La Rete protesta anche per le innumerevoli espulsioni dei giorni scorsi che hanno colpito padri di famiglia, anziani e malati.  «La nostra proposta di collaborazione - ha detto Virginio Bertini della Cgil - per risolvere la questione angosciosa dei ritardi del rinnovo dei permessi di soggiorno risale ad un anno fa. Oggi siamo ancora sopra la media nazionale per i tempi di attesa, oltre quattro mesi, con l’aggravante che i ritardi si sono allungati.  «Nulla è stato fatto se non togliere le file notturne con la prenotazione serale, come da molto tempo prima avevamo proposto noi. Ma la legge prevede 20 giorni. Siamo anche pronti a collaborare. Occorre che la questura rimuova gli orientamenti e le decisioni recenti. Una molto grave è la decisione, che non riguarda solo più solo Salah Chfouka, per cui il questore non riconosce, a chi decide di espellere, le ordinanze successive del tribunale dei minori che invece ordinano il rinnovo del permesso.  «In questo caso è stato concesso il permesso alla moglie e alla figlia minore di Salah, ma non viene concesso né lui né alla figlia maggiore. Il fatto grave è che per la prima volta la questura si erge a tribunale dei tribunali, a giudice nei confronti del tribunale dei minori. Ma la legge dice che il Tribunale dei minori può autorizzare la permanenza anche in deroga alle disposizioni della Bossi Fini. Non accettiamo che ci sia qualcuno che si oppone e non applica le ordinanze di un tribunale. È un punto che va rimosso e le istituzioni locali si devono fare carico di questo.  «L’altro fatto che ci allarma è la scelta della questura a non accettare le domande di asilo politico. C’è un cittadino congolese, con la moglie incinta, che non sa dove andare perché non può tornare nel suo paese dove c’è la guerra e il regime militare».  «Non è accettabile - aggiunge Marco D’Alessandro dell’Arci - separare così i nuclei familiari, è un attacco ai diritti. Capisco che la questura sia sotto organico, ma come rifiutare le domande di asilo di chi scappa dalla guerra e dalle dittature? Qualche giorno fa abbiamo avuto una decina di espulsioni di cittadini rumeni, in particolare donne, con un interpretazione molto restrittiva della legge e atti come il trattenimento per un giorno intero in questura. Sono state colpite persone anziane con diabete, il padre di due bambini (6 mesi e due anni) in attesa di una risposta ad un ricorso al tribunale dei minori.  «Poi altre espulsioni intimate a persone di 60-65 anni, a nomadi che non hanno la casa e non possono fare il ricongiunimento familiare, o gente di 60 anni che ha perso il lavoro e che più nessuno vuole assumere. Poi pratiche perse, arretrati paurosi, silenzi sulle sollecitazioni giuridiche.  «Se non cambierà l’atteggiamento ci saranno mobilitazioni e un’iniziativa forte sul piano giuridico».  «Abbiamo sempre cercato il dialogo - ha detto Mario Ciancarella dell’Aimac - per l’affermazione di un quadro di diritto a cui fare riferimento. C’è bisogno di una atto leale e sincero di affermazione di sottomissione degli organi esecutivi alla legge. In caso contrario è pronto un esposto alla procura, firmato da alcuni cittadini, per verificare eventuali irregolarit». Giulio Sensi

 

«Chfouka chieda il visto all’ambasciata in Marocco»



 LUCCA. «Salah Chfouka ha una sola strada per avere il permesso di soggiorno: presentarsi all’ambasciata italiana in Marocco con l’ordinanza del tribunale dei minori e chiedere un visto per motivi di famiglia. Una volta in Italia, si può presentare in questura dove gli sarà rilasciato un nuovo permesso di soggiorno».  Il questore Maurizio Manzo vuole mettere la parola fine su un caso che da mesi fa parlare e rivendica la legittimità degli atti della questura, peraltro sottoposti al giudizio di prefettura, tribunale ordinario e Tar. «Chfouka è stato espulso - dice il questore - e quindi noi riteniamo che abbia ottemperato al provvedimento e che si trovi in Marocco. Dove può espletare le pratiche per rientrare in Italia e tornare a Lucca con la sua famiglia. Stessa strada che può percorrere la figlia maggiorenne, mentre in ottemperanza all’ordinanza del tribunale dei minori la figlia più piccola e la moglie hanno già ottenuto il soggiorno».  Amareggiato per le critiche ricevute «che colpiscono soprattutto il personale che lavora negli uffici», il questore non risparmia una stilettata a chi ha mosso dure accuse: «Non è vero che non abbiamo rapporti con le associazioni degli immigrati, anzi ci sono giorni specifici dedicati a loro per trattare argomenti e problemi particolari. Invece quelle persone che firmano certi comunicati non le ho mai viste al mattino insieme agli stranieri che si presentano ai nostri uffici».  Tra l’altro è stato istituito anche un gruppo di lavoro per l’immigrazione che si riunisce due volte al mese, con i rappresentanti di Provincia e Comune, per dibattere i problemi aperti.  Il questore, in una conferenza stampa cui erano presenti anche il capo di gabinetto Salvatore Del Prete e la dirigente della divisione polizia amministrativa, sociale e dell’immigrazione Chiara Fenili, replica anche sul caso del campo nomadi:  «Quando vediamo aumentare il numero delle presenze, d’intesa con i vigili urbani effettuiamo controlli: se scopriamo clandestini non possiamo certo far finta di nulla proprio perchè come organo esecutivo siamo sottoposti alla legge e dobbiamo farla rispettare».  Infine il questore annuncia che si sta cercando un locale più ampio, almeno 400 metri quadrati, per organizzare al meglio l’attività dell’ufficio, che cresce costantemente. F.T.

 

«Chfouka può restare»



 LUCCA. Sabato mattina sarà depositato un esposto in procura per affidare all’unica istanza di garanzia del diritto e dei diritti soggettivi e pubblici la valutazione finale della querelle sul permesso di soggiorno a Salah Chfouka. Lo comunica Mario Ciancarella, vicepresidente dell’Associazione Italia Marocco, che contesta la presa di posizione della questura in merito alla situazione dell’extracomunitario che per l’Aimac è «nel pieno diritto di rientrare nella pubblica ed aperta esibizione della propria libera presenza sul territorio».  Secondo Ciancarella, in presenza della decisione del Tribunale dei minori che consente alla figlia di Chfouka di restare in Italia, anche il padre ha diritto di restare e «nessuna autorità meramente esecutiva» può impedire che ciò avvenga.

 

Cgil: «Il dialogo deve riprendere»



 LUCCA.  Sui diritti dei migranti, in relazione alla vicenda di Salah Chfouka, interviene Virginio G. Bertini, responsabile Cgil. Rivolto al questore dice: «C’è ancora un filo di possibilità per la ripresa del dialogo e per una collaborazione, nel rispetto dei ruoli e delle funzioni, finalizzata a migliorare la qualità dei diritti per i cittadini immigrati e la certezza del diritto per tutti».  «Occorre un segnale chiaro e forte - prosegue Bertini -: la Questura deve ottemperare alle ordinanze del Tribunale dei minori. Essa può legittimamente criticarle, fare ricorso in tutte le sedi ma nel frattempo non può non applicarle. Da qui passa la possibilità di un nuovo e proficuo dialogo, oppure di ulteriori momenti di mobilitazione democratica e di attivazione delle istituzioni giuridiche preposte a garantire il rispetto delle sentenze e diritti per tutti».

 

Gli immigrati raccontano storie di ordinaria discriminazione



 LUCCA. Una vera e propria audizione con tanto di avvocato e magistrato che hanno commentato i recenti casi di denuncia per abusi ed espulsioni da parte di immigrati del nostro territorio. Ospiti della serata il giudice Pietro Lamberti e l’avvocato Andrea Callaioli, nonché gli esponenti delle associazioni della Rete per i diritti dei migranti.  Nell’affollato salone della Cgil immigrati ed italiani hanno ascoltato le tante le storie di vita raccontate dai protagonisti e dagli operatori della Rete Accoglienza Migranti. Come quella di un giovane congolese arrivato per motivi di studio in Italia nel 1995. Tornò l’anno scorso nel suo paese, martoriato da una terribile guerra, con la moglie e la figlia piccola per portare materiale ospedaliero recuperato grazie alla solidarietà dell’Ospedale di Lucca.  I militari del suo paese chiesero 50.000 dollari per permettere lo sdoganamento e al suo rifiuto lo misero in galera. Dopo una serie di peripezie è riuscito a tornare in Italia, passando dalla Francia, dove ha richiesto il permesso alla questura di Lucca in quanto rifugiato politico.  «Dopo avermi mandato - ha spiegato - alla questura di Torino, la quale mi ha rispedito a quella di Lucca dicendo che nessuna questura può rifiutare la domanda, ho avuto un rifiuto ad esaminare il caso che tra l’altro spetta ad una commissione nazionale. Ora non vogliono darmelo e mia moglie è di nuovo incinta. Ma il suo passaporto se lo sono tenuti i militari in Congo».  Un’operatrice della Ram ha raccontato quattro casi di intere famiglie, per lo più rumene, che aspettano il permesso di soggiorno con tutte le limitazioni che questa situazione reca loro. Come quella di una famiglia di rumeni con una figlia con una grave paralisi cerebrale infantile.  «Ma non hanno reddito - ha spiegato l’operatrice - e quindi non possono avere il permesso. Vista la gravità abbiamo richiesto, per ora senza avere risposta, il permesso per motivi umanitari. Alla bimba è anche scaduto il libretto sanitario.  «Un’altra famiglia con permesso provvisorio per un anno rischia di essere cacciata dal momento che sul padre pesa una vecchia espulsione. Tutto questo nonostante una sentenza a loro favore del Tribunale dei Minori».  Tribunale dei Minori che è stato argomento chiave della serata in cui ha ricostruito il suo caso anche il professore marocchino, espulso per un presunto ritardo nella richiesta di rinnovo a maggio, Salah Chfouka, recentemente regolarizzato dal Tribunale con la moglie a causa della figlia minorenne studentessa. Ma la questura ha negato anche a lui la regolarizzazione.  Incredibile la storia di un tunisino che si trova nei guai per avere il rinnovo dal momento che il propretario della sua abitazione è morto e non ha eredi che possano dare il consenso.  La Ram ha ricordato comunque che in alcuni casi, dopo mesi e diversi tentativi, le situazioni si sono risolte positivamente.  «A volte - ha spiegato un altro operatore - il rilascio del permesso dipende dalla bontà di chi si trova casualmente a farlo. Ho seguito un caso di un cittadino dello Sri Lanka che si è accorto tardi della scadenza, a due giorni da essa, ed aveva già acceso e pagato due rate di un mutuo per la casa. La nostra domanda documentata di proroga non è stata accolta. Ma grazie all’aiuto di un concittadino la ha ottenuta poco dopo». La Ram vorrebbe ora capire in quale modo.

 

Un’associazione assicura sostegno economico e burocratico
Aiuti agli immigrati e ai nuovi poveri



 LUCCA. Prenderà vita domenica 12 dicembre dalle 15 con un’assemblea e cena a buffet nel centro anziani di S. Anna la nuova associazione di mutuo soccorso promossa dalla Rete per i diritti dei migranti. Un progetto a cui stanno lavorando le realtà che compongono la Rete come Arci, Aimac, Ceis, Cgil, Cisl, Cittadinanza Attiva, Ghibli, Mani Tese, Movimento Shalom, Progetto Ulisse e che ha l’obiettivo di andare oltre l’assistenzialismo verso i bisognosi e coinvolgerli in un progetto di mutuo aiuto.  L’associazione darà la possibilità di venire incontro alle esigenze economiche, e non solo, degli immigrati ma sarà aperta anche agli italiani, a quella crescente fetta di popolazione che vive in stato di povertà.  «In questi ultimi tempi - ha spiegato Virginio Bertini della Rete - anche nella nostra provincia si è estesa l’area della povertà. Essa coinvolge parte di cittadini immigrati, ma anche cittadini italiani particolarmente svantaggiati. È evidente che occorre un intervento nuovo e forte di politica sociale sia a livello nazionale che locale per dare sostegno al reddito, offrire servizi gratuiti alle fasce sociali più in difficoltà, realizzare una politica della casa che fornisca alloggi a prezzi di affitto calmierati per queste fasce della popolazione. Noi siamo impegnati in queste vertenze, a costruirle e a realizzarle, ma tutto ciò non basta. Avvertiamo ogni giorno difficoltà crescenti, proprio nel vivere quotidiano. In molti casi non c’è nessuno che sostenga, subito e senza troppi ingorghi burocratici, queste famiglie che non sanno dove sbattere la testa. Per queste ragioni costituiamo l’associazione che vuole tentare di costruire una comunità solidale e consapevole tra cittadini immigrati e italiani basata sul reciproco rispetto e reciproco aiuto. La quota annuale d’iscrizione sarà di 50 euro e sarà necessario essere soci per ricevere l’aiuto. È un’idea originale che trova radici nel passato e che servirà a venire incontro a questi problemi, come la mancanza di case ad affitti calmierati. Ma servirà anche all’assistenza legale di immigrati che non riescono ad avere il permesso di soggiorno, a gente malata che ha perso il lavoro e non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, a chi vuole fare dei corsi formativi per trovare lavoro e non se li può permettere. Chi al momento avrà più bisogno sarà aiutato da chi ne ha meno, questo è il principio - dice ancora Bertini -. Cercheremo anche l’aiuto di banche, privati, aziende ed enti locali».  «È una piccola associazione - ha spiegato Marco D’Alessandro - con un obiettivo non piccolo di invertire le tendenze in atto nel sociale».  «È importante che ci sia reciprocità - ha detto Salah Chfouka dell’Aimac -, la nostra associazione ha sempre rifiutato l’idea dell’assistenzialismo fine a se stesso. Sarà un’associazione piccola, ma di gente che si conosce e che si dà una mano anche in situazioni particolari come può essere quella del rimpatrio di una salma di un immigrato deceduto in Italia».  Alla giornata di presentazione parteciperanno il professor Marco Revelli dell’università di Torino e don Alessandro Santoro animatore dell’associazione Il Muretto di Firenze.  Per iscrizioni all’associazione e alla giornata rivolgersi ai questi recapiti: Bertini 348/8876383, D’Alessandro 328/7441684, Ciucci 348/8876387. Giulio Sensi

 

Tre conferenze per scoprire i musulmani di casa nostra



  SAN MINIATO. Conoscere la religione musulmana: abbattere i pregiudizi, coltivare l’integrazione. È lo stimolo che il movimento Shalom propone alla cittadinanza. L’associazione promuove un ciclo di conferenze per entrare in contatto con la complessa realtà del mondo islamico: apprenderne le radici e i diversi stili di vita che propugna, ma anche le molteplici assonanze con la religione cristiana. Tutto questo grazie a esperti dell’Islam di casa nostra: studiosi e autorità religiose inseriti nel nostro tessuto sociale.  Il primo appuntamento è per stasera, ore 21.15, all’Aula Pacis dei Loggiati di San Domenico. Si parlerà di storia e di cultura dell’Islam. Interverranno Salah Chfouka, docente di lingua e cultura araba islamica, e fondatore del centro interreligioso di Agliati; e Belkacem Yassin, vicepresidente delle confederazioni marocchine in Italia, responsabile della comunità araba islamica di Poggibonsi.  Il secondo incontro è in programma venerdì 13 maggio, sempre alle 21.15, all’Aula Pacis. Si discuterà, con gli stessi relatori di stasera, del ruolo della famiglia e della figura della donna nel mondo musulmano. Chiusura sabato 21 alle 10, sempre all’Aula Pacis, sul tema “Gesù e Maria nel Corano”. Ne parleranno Elzir Ezzeddin, presidente della comunità musulmana di Firenze e della Toscana, e imam della moschea di Firenze; Chawki Khaled, presidente dei giovani musulmani d’Italia e Omar Camilletti, della grande moschea di Roma.  Il ciclo di incontri è stato organizzato con la Caritas diocesana, con il centro diocesano di formazione socio-politica monsignor Torello Pierazzi, col centro dialogo interreligioso di Agliati e con l’ufficio diocesano per il dialogo ecumenico e interreligioso.

 

Il professore marocchino attende ancora il permesso di soggiorno
Braccio di ferro sul caso-Chfouka

Atteso un importante pronunciamento del tribunale per i minori



  LUCCA. Non si è ancora risolta, a distanza di più di un anno, la vicenda di Salah Chfouka, il professore marocchino da sedici anni a Lucca che è stato espulso dalla questura il 21 maggio dello scorso anno per motivi di carattere burocratico collegati ai tempi di presentazione della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno.  La questura ha sempre difeso la sua posizione, secondo la quale Chfouka non avrebbe presentato la domanda di rinnovo nei tempi stabiliti dalla legge e quindi deve tornare nel paese di origine. A difesa del marocchino si sono schierate le associazioni e i sindacati della Rete per i diritti dei migranti.  Dopo manifestazioni, presidi, conferenze stampa di denuncia e prese di posizione di numerosi esponenti politici, lo scorso settembre il tribunale per i minorenni di Firenze, interpellato dai legali di Chfouka, riconobbe il suo diritto, e quello del nucleo familiare, a rimanere nel territorio italiano, in virtù della posizione della figlia sedicenne studentessa in un istituto superiore.  Il ricorso al tribunale era stato depositato dai legali della famiglia il 15 luglio, dopo che la procura della Repubblica di Lucca aveva dato ragione all’atto emesso dalla questura.  Ma, a distanza di un anno, Chfouka non ha ancora ottenuto il permesso di soggiorno né riavuto i suoi documenti, fra cui il tesserino della Camera di commercio per l’attività autonoma di interprete e mediatore culturale. Ieri, durante una conferenza stampa alla Cgil, sindacato e associazioni hanno fatto il punto sulla vicenda che vedrà in settimana un’altra tappa importante con la risposta del tribunale per i minorenni al primo ricorso, quello contro la sentenza provvisoria, presentato contro la decisione dalla questura.  Era assente Salah Chfouka, che attende il pronunciamento del tribunale all’appello presentato dalla questura con la fiducia nei confronti dei giudici.  Virginio Bertini, responsabile Cgil zona di Lucca, ha ripercorso le tappe di questa lunga vicenda. «Purtroppo - ha detto Bertini - a distanza di tanto tempo il caso non è ancora risolto e rimane sconcertante l’atteggiamento della questura nei confronti di Chfouka. Egli è dovuto prima stare in latitanza a seguito del provvedimento di espulsione e poi si è visto rifiutare l’applicazione della chiara e inequivocabile sentenza del tribunale per i minorenni che richiamava la questura all’obbligo di rilascio immed